Farsi sentire senza voce. Eduardo Varcasia su good-morning.it

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Navigando in rete, gli appassionati di letteratura non possono non imbattersi nel gruppo facebook “Libri che passione!” che riunisce ben 7000 iscritti e vanta opere di grande valore umanitario realizzate attraverso la donazione di molti libri. A guidare una nave così prestigiosa è Eduardo Varcasia, ideatore del suddetto sito e dell’innovativa trovata di recensire romanzi attraverso video muti. Noi di GoodMorning l’abbiamo intervistato per voi, nella speranza di carpire i segreti di tanto successo.

GoodMorning: Ciao Eduardo, grazie per aver accettato l’invito di GoodMorning, siamo davvero onorati di averti fra di noi. Di te sappiamo che sei maestro alle scuole elementari, un appassionato di letteratura e dell’arte in genere. Ti presenti ai nostri lettori, raccontandoci in maniera più dettagliata le tue passioni?

Eduardo Varcasia: Ciao e grazie a voi per avermi voluto, quello ad essere onorato sono io. Mi presento brevemente. Nasco nel settembre del 1978 a Castrovillari, in provincia di Cosenza, e cresco affondando le radici a Lauropoli (Cassano Ionio). Assorbo la cultura popolare calabra dalla mia famiglia e sin da piccolo sono stato affascinato dai libri e dalla letteratura in genere. A scuola andavo bene ma non ero il classico secchione; alle letture obbligate dai prof, preferivo quelle che sceglievo io. Ho faticato ad essere lettore nel luogo in cui sono cresciuto e spesso preferivo tacere e nascondere questa mia passione per non essere additato come diverso. Non giocavo a calcio, non seguivo gli interessi della massa e tutto ciò rischiava di tagliarmi fuori dal gruppo dei miei coetanei. Però, non sono mai stato solo e ho continuato a coltivare questa mia passione che, più che una passione, è proprio una necessità.
Nel 2005, per caso, arrivo sull’Appennino Tosco-Emiliano in provincia di Bologna e comincio a lavorare come maestro (precario ancora oggi). Il mio lavoro mi conquista e mi stimola quotidianamente ma il distacco dalla mia terra d’origine, dal mare, dal sole, dagli agrumeti e dagli uliveti, che coltivano i miei genitori, è duro ancora oggi. Non ci si abitua mai. Il distacco, tuttavia, mi ha portato ad amplificare questa mia passione. Mi sono buttato a capofitto nella lettura per ritrovare quelle atmosfere perse e per viaggiare nel mondo restando comodamente sdraiato a casa mia e, pian piano, è nata la necessità di confrontarsi con altre persone. Ma di questo parleremo tra poco…

GM: Nel febbraio 2010 hai dato vita al gruppo Facebook “LIBRI CHE PASSIONE!”,che nel giro di poco tempo è passato da un paio di membri  a migliaia. Cosa ti ha spinto a costituire il gruppo? Cosa lo differenzia dai tanti gruppi su Facebook, che trattano la stessa tematica?
E.V: Nella risposta precedente, ho parlato di necessità. Il gruppo “LIBRI CHE PASSIONE!” nasce proprio da una necessità. Mi spiego meglio. Parlavo delle mie letture con colleghe o amici, spesso scambiandoci sms e spendendo tanti soldini così, con l’avvento del web e di Facebook in generale, decido di creare un gruppetto dove confrontarci tra amici risparmiando pure sulla bolletta del telefono. Creo quasi per gioco il gruppo “LIBRI CHE PASSIONE!”. All’inizio, i primi giorni, ero io con altre due persone e nel giro di poche settimane siamo passati alle centinaia e oggi alle migliaia, siamo più di 7000! Quotidianamente ci troviamo su questa piattaforma per confrontarci sulle nostre letture ma, vorrei sfatare un mito, i lettori vivono e si divertono anche! Ci scambiamo battute e siamo diventati amici anche fuori dal “virtuale”. A due mesi dalla nascita del gruppo, con l’avvento dei 1000 iscritti, organizzai con la mia amica Stefania un book-sharing in un vecchio mulino di Bologna, oggi sala espositiva e centro del design e della creatività bolognese: “Capodilucca”. L’incontro fu stranissimo. Si presentarono persone da diverse zone d’Italia e capimmo, in quel momento, vedendo animarsi le foto che conoscevo su Facebook, che eravamo riusciti ad abbattere il muro della virtualità. Era il 2010. Stiamo crescendo ma a noi i numeri non interessano, interessa l’esserci e il senso d’appartenenza è davvero fortissimo.
Da allora, ci siamo ritrovati, sempre più numerosi, in altre città italiane e durante il tragico momento vissuto dall’Emilia Romagna dopo il terremoto, abbiamo deciso di dare una mano a modo nostro. Abbiamo organizzato una raccolta di libri (nuovi e usati), racimolato tanti soldini che abbiamo donato alla scuola di San Felice sul Panaro e messo insieme più di 300 libri che sono stati donati agli abitanti dei paesi colpiti dal sisma e sistemati in un comodo “bibliobus” itinerante.
Siamo diversi dagli altri perché siamo diventati una sorta di famiglia in cui si condividono quotidianamente gioie e dolori.

G.M: Un altro tuo progetto, che ha avuto un grande riscontro è “Recensioni Mute”, in una manciata di minuti recensisci il libro di turno, con sottofondi musicali e location che animano il concetto di lettura. Ci dici com’è nata l’idea e se le tante adesioni ti hanno spiazzato?
E.V: “Recensioni Mute”! Amo questo mio progetto e lo curo quotidianamente come se fosse un figlio… Partiamo dagli inizi. Nel novembre del 2013, in un pomeriggio di pace ma anche di noia domestica, prendo il cavalletto, la mia reflex, scrivo su dei fogli una recensione e mi riprendo. Pubblico il video, l’idea incuriosisce e nasce la prima Recensione Muta (il libro “Neve” di Maxence Fermine). Settimana dopo settimana, i video vengono man mano pubblicati su YouTube e il successone, la svolta, arriva con il video di “Splendore”, girato a Gennaio durante le vacanze natalizie, sul mare di Sibari, il mio mare. Il video rimbalza sui social fino ad arrivare proprio a Margaret Mazzantini, autrice del libro, che addirittura mi scrive una e-mail per ringraziarmi e per complimentarsi con me per la mia sensibilità. Continuano periodicamente a nascere nuove recensioni mute e spesso arrivano proprio agli autori che, in qualche modo, riescono a farmi avere un loro feedback positivo (Carmine Abate, Alessandro Baricco, Diego Cugia, Mario Desiati, Luca Bianchini…). In tutto ciò, però, non sono solo. A darmi una mano c’è l’amico Enrico che edita e postelabora i video. Devo dire che l’ho praticamente trascinato in quest’avventura e, insieme a lui, ho trascinato tutte le persone che ruotano nella mia vita, che mi danno una mano ogni volta che usciamo e mi prende la voglia di scrivere frasi sui foglietti e di creare nuove Recensioni Mute. Ovunque e nelle più disparate condizioni meteo. Non smetterò mai di ringraziarli per supportarmi ma, soprattutto, per sopportarmi nelle mie follie. Devo dire che l’alto numero di adesioni inizialmente mi ha spiazzato però mi ha reso felicissimo. La voglia di fare c’era, c’è e grazie a chi mi segue sempre, ci sarà. Sapere di far qualcosa che piace anche agli altri, fa veramente bene.

G.M: In tanti si lamentano che in Italia non si legge.  Quasi quasi è diventato uno slogan. Tu, però, ci hai dimostrato che si possono coinvolgere anche i “non appassionati” attraverso nuovi canali, cercando di cogliere il buono in “zone impervie”. Perché questa scelta? Non potresti, tranquillamente, leggere per conto tuo e vivere quello che percepisci nell’intimità del tuo essere senza la necessità di coinvolgere così tanta gente?
E.V: In Italia si legge poco, è vero. Si legge sicuramente di meno rispetto agli altri Paesi ma non sono la persona adatta a valutare questo triste dato. Non ne sarei capace. Per coinvolgere i “non appassionati” e per poter arrivare ovunque, ammetto che un mezzo potentissimo è proprio il web. Devo dire, a proposito del web, che in molti additano Facebook e tutti i social come creature del demonio. Per quel che mi riguarda, credo che, come in ogni cosa, sta a chi ne fa uso trovarne e trarne il positivo e io l’ho fatto così. Ho scelto di “parlare” con i miei foglietti e di divulgare i video perché amo esser circondato da persone che hanno i miei stessi interessi, amo la condivisione e mi piace costruire, intorno alle mie passioni, una sorta di “famiglia”. Senza il web avrei continuato a leggere ma in questo io sono un uragano. Travolgo sempre gli altri con le mie passioni e ammetto che il piacere che può darti la condivisione e il senso d’appartenenza è unico.

G.M: Un accanito lettore come te che rapporto ha con i Self Publishing? Li leggi o li snobbi?
E.V: Un accanito lettore come me legge di tutto. Non scelgo i libri da leggere in base al nome delle case editrici ma spesso mi affido al passaparola e al mio istinto. Credo che per valutare un libro, si debba sempre leggerlo per farsi una propria idea e, comunque, non dimentichiamo e non sottovalutiamo la variabile della soggettività dei gusti. Comunque, a proposito di chi snobba certe letture, devo confessarvi che un accanito lettore come me legge distrattamente anche gli ingredienti e le tabelle nutrizionali sulle confezioni dei cereali al mattino, mentre fa colazione.

G.M: Con quali criteri scegli i libri da recensire? E una volta scelti quali sono i vari passaggi che portano alla “Recensione muta”?
E.V: Mi accorgo che non sono io a scegliere i libri da recensire ma spesso sono le mie emozioni. Penso ai libri che mi hanno lasciato qualcosa, che in qualche modo mi hanno segnato e decido di “omaggiarli” con i miei video. Non c’è un processo ben definito nella realizzazione delle Recensioni Mute. Capita, soprattutto mentre guido, di pensare a una frase, a una canzone, a un’immagine ed è come se vedessi il video già finito. Mi arriva il brivido e prendo subito appunti o registro note vocali per evitare di dimenticare; se solo il mio smartphone potesse parlare, vi svelerebbe ogni segreto… In seguito, si passa alla fase produttiva, quella pratica. Scrivo la recensione sui foglietti volanti, facciamo le riprese nelle location più adeguate, scegliamo la colonna sonora e procediamo al lavoro di montaggio ed editing. Una volta pronto, il video viene caricato sul canale YouTube, pubblicato sulla pagina Facebook “Recensioni Mute” e su tutti i nostri canali. Ultimamente sto coinvolgendo anche altre persone che compaiono nei video e che mi danno una mano nella realizzazione stessa. La famiglia continua ad allargarsi…

G.M: Abbiamo già detto che insegni nelle scuole elementari. Ci racconti com’è il tuo rapporto con i bambini e  in quale modo coltivi la loro curiosità verso la lettura?
E.V: I miei primi fans sono proprio loro, i miei alunni. Stabilisco con loro sempre un rapporto d’amicizia ma non li obbligo mai a leggere. Abbiamo una bibliotechina a scuola per il prestito dei libri ma, quando proprio mi accorgo che qualcuno non è interessato, mi prodigo con le colleghe a trovare metodi alternativi. Mi piace leggere in classe ad alta voce e loro sono degli ottimi ascoltatori. Mi piace incuriosirli con letture che passano dal drammatico al divertente e anche con loro mi diverto a realizzare dei video che poi proponiamo nei vari concorsi nazionali e non solo (anche con discreti risultati, devo dire). Capita che parlino di me e delle mie recensioni nei loro testi a scuola ed è successo che qualcuno sia esordito con uno squillante: “Ti ho visto sul computer, sei famoso! Mi fai un autografo, maestro?”. Che bella la loro età!

G.M: Daniel Pennac, in “Come un Romanzo”, nei diritti imprescindibili del lettore, afferma che esiste il diritto di non leggere. Nella tua esperienza da lettore appassionato e amministratore di un gruppo che parla di letteratura,ci dici se questo diritto non fa storcere il naso a chi invece dei libri ne ha fatto il proprio pane quotidiano?
E.V: Assolutamente no! Innanzitutto mi inchino davanti alla grandezza di Pennac e dico che anche i lettori più accaniti passano i loro momenti di blocco. Mi è capitato e so che capiterà nuovamente in futuro. Sono convinto che obbligando qualcuno a fare qualcosa che non vuole, si ottenga solo l’effetto contrario. Chi non vuole leggere, non deve leggere. E tornando alla bibliotechina di scuola, è importante dirvi che, proprio sulla porta, abbiamo attaccato un cartellone che elenca tutti i diritti imprescindibili del lettore. Spesso i bimbi fanno appello proprio al diritto di non leggere ed è giusto che vengano rispettati, però, io faccio sempre appello al diritto di “spizzicare”. L’importante è non perdere mai la curiosità verso ciò che non conosciamo e informarsi. E credo che, nel mio piccolo, sul web lancio spesso dei sassolini che incuriosiscono un po’ tutti.

G.M: L’editoria in Italia, nell’ultimo decennio, è stata molto influenzata dai social network e dai colossi americani che si occupano di letteratura. Credi sia un bene? Gli autori/editori italiani sapranno autogestirsi senza farsi influenzare?
E.V: Non sono un esperto in questo campo ma parlo prima da cittadino e poi da lettore, limitandomi a constatare ciò che vedo. Vedo un’Italia, intesa come Stato, che storicamente non ha mai alimentato il settore culturale. Vedo un’Italia che vuole risparmiare tagliando le ore di insegnamento e non investendo in cultura. Quando parlo di cultura, non mi riferisco solo alla scuola, all’editoria e alla letteratura. Parlo in generale della decadenza della cultura italiana. Sono lontani i tempi in cui il nostro cinema, il nostro teatro, la nostra arte e i nostri grandi scrittori erano sulla bocca di tutti e facevano parlare di loro e della grandezza della nostra nazione. C’è sempre quello spettro della crisi economica che mina ogni settore e che credo sia diventato più che altro un alibi. Vedo disinteresse, non generalizzato, da parte dei giovani che preferiscono perdersi in qualche social piuttosto che dar delle risposte alle loro curiosità. Credo che l’Italia necessiti di una forte dose d’autostima che ci porti fuori da questo maledetto senso di autocommiserazione. Guardiamo pure all’estero, magari impariamo da loro, ma continuiamo a credere nella forza di un popolo, il nostro, che ha ancora tanto da dare e da esportare fuori dai propri confini. Non posso che fare un grosso augurio agli editori italiani ma, ancor di più, agli italiani affinché si possa venir fuori da questo momento di stasi.

G.M: Il coraggio di inseguire i propri sogni, alla fine paga?
E.V: Esser coraggiosi non è mai facile, diciamocelo. Io non so se inseguo i miei sogni ma continuo a seguire il mio istinto e cerco di realizzare e vivere ciò che mi fa star bene nell’immediato. Senza escludere e senza precludere niente. Il sogno è un progetto a lungo termine che guarda al futuro ma credo sia necessario partecipare al presente e viverlo, farlo nostro. Il presente assume un sapore diverso se si guarda al passato. Penso spesso a quell’Eduardo che è partito dalla Calabria in cerca di un lavoro, alla fatica fatta per potersi guadagnare un pizzico di credibilità anche in ambito lavorativo, alle piccole sgomitate date per dar voce al bello che la Calabria ha e che offre e ai passi che ho dovuto fare per far capire che noi del sud siamo anche altro, oltre gli stereotipi che ci soffocano. Non credo ci voglia coraggio per inseguire i propri sogni; ci vuole coraggio per essere realmente chi si è.  E questo paga. Paga esser felici per quello che si è, per quello che si fa. Io continuerò a vivere il mio presente così, restando in silenzio in un periodo storico in cui tutti hanno qualcosa da dire e spesso urlano. Continuerò a farmi “sentire” tramite i miei foglietti e continuerò a ringraziare i miei genitori per avermi insegnato che un’alternativa c’è sempre. Basta crederci e volerla trovare davvero. Credo che questo faccia bene al cuore…

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